torna a:  |
3 - LA CENTRALITA’ DELLA DIMENSIONE LUDICA
tratto da:
MODELLI OPERATIVI di MARIA CECILIA LUISE
(in: Moduli di didattica e intercultura - Progetto ALIAS, Universita' di Venezia)
4.1. LA CENTRALITÀ DELLA DIMENSIONE LUDICA
Tutta la metodologia glottodidattica diretta ai bambini deve essere basata sul gioco.
Ciò non va inteso come l'identificazione del tempo della didattica con svago e divertimento, con attività poco impegnative o con l'uso di giocattoli e giochi strutturati, ma come la principale modalità attraverso la quale viene presentato il materiale linguistico e viene fatta esercitare la lingua, attraverso la quale il bambino può osservare, sperimentare, manipolare, impossessarsi di una lingua.
Il gioco è infatti la modalità privilegiata attraverso la quale un bambino fa esperienza del mondo, attraverso la quale apprende e si sviluppa: la metodologia ludica gli permette di affrontare in un modo naturale e familiare lo studio di una lingua e di coinvolgere nel processo di apprendimento tutte le sue capacità cognitive, affettive, sociali e sensomotorie.
Metodologia ludica significa quindi prima di tutto coinvolgere il bambino in attività linguistiche che abbiano le caratteristiche tipiche del gioco, non proporre giochi più o meno strutturati, più o meno legati alla lingua oggetto di insegnamento, per rendere gradevole una materia o le attività di studio, per riempire il tempo tra due attività scolastiche, per vivacizzare una parte della lezione o premiare qualcuno alla fine della lezione.
Non bisogna quindi confondere il concetto di gioco con quello più ampio di metodologia ludica.
Un approfondimento sul gioco e sulla metodologia ludica è raggiungibile cliccando su: "La lingua giocando alle scuole elementari", di M. L. Tedde (SELM 4/94)
4.1.1. CARATTERISTICHE DELLA METODOLOGIA LUDICA
Insegnare una lingua straniera o seconda utilizzando una metodologia ludica permette di:
1. creare un contesto nel quale lavorare con una lingua per impararla sia significativo, autentico e motivante per il bambino: non sempre infatti le motivazioni di carattere utilitaristico o strumentale bastano a sostenere l'interesse e l'impegno nello studio di una lingua in un discente molto giovane, neppure laddove egli sta imparando una lingua seconda, che quindi gli serve per interagire nell'ambiente nel quale vive: legare l'apprendimento linguistico al gioco alimenta una motivazione basata sul piacere, di tipo intrinseco.
Il gioco, come abbiamo già accennato, è, nell'età dell'infanzia, la principale modalità per sviluppare la conoscenza del reale e del mondo circostante: giocare con la lingua significa perciò impararla all'interno di un contesto non solo conosciuto e quindi non ansiogeno, ma anche significativo e coinvolgente in modo naturale; fin dalla prima infanzia infatti, il bambino gioca con la lingua come con qualsiasi altro oggetto con il quale venga in contatto.
Inoltre non sempre nella scuola ci sono le condizioni per creare situazioni autentiche nelle quali usare la lingua, neppure nel caso di una lingua seconda: la realtà del gioco può rendere autentico l'usare la lingua in contesti che non sono autentici, ma che sono costruiti e proposti dall'insegnante. Il bambino mentre gioca usa la lingua per realizzare uno scopo reale: giocare; la lingua diventa autentica e significativa perché l'attività, il gioco che la veicola è autentico e significativo;
2. coinvolgere tutte le capacità e le abilità del bambino: un gioco non coinvolge solo le capacità cognitive di un soggetto; anche le caratteristiche affettive e di personalità, le capacità linguistiche, le abilità sensomotorie vengono chiamate a collaborare.
In questo modo il bambino è in grado di utilizzare tutte le sue risorse per lo svolgimento del gioco, e quindi, nel nostro caso, nell'apprendimento di una lingua, sfruttando il canale e la modalità preferita per fare esperienza, e rendendo più significativo e duraturo l'apprendimento; le potenzialità dell'attivazione multisensoriale della mente nei processi di apprendimento sono ormai riconosciute dalla glottodidattica;
3. "fare delle cose": i giochi servono a "fare" nel senso più materiale del termine. La dimensione della manipolazione, della costruzione, della realizzazione pratica di un progetto, è una delle modalità privilegiate per percepire, e quindi apprendere, per i bambini. Inoltre, come abbiamo ricordato sopra, attraverso il gioco i bambini possono acquisire nuove informazioni attraverso l'attivazione di tutti i loro sensi, non solo attraverso la vista e l'udito, come avviene tradizionalmente nelle attività proposte dalla scuola: ecco allora che qualsiasi persona, non solo i bambini, ricordano meglio quello che vedono, sentono e nello stesso tempo fanno;
4. vincere delle sfide: in tutti i giochi c'è la presenza del fattore sfida: uno dei principali aspetti del divertimento che danno i giochi risiede nel confrontarsi con altre persone o con un compito, nel mettersi di fronte ad una sfida.
I giochi più proficui per l'insegnamento sono quelli che permettono all'allievo di sfidare se stesso, da solo o in gruppo, nella soluzione di un problema, nello svolgimento di un compito, sono i giochi nei quali il fine è nel gioco stesso. In questo modo si attiva il piacere della sfida senza necessariamente stimolare sentimenti troppo forti, e spesso ansiogeni, di competizione tra i bambini, e soprattutto si sposta il tradizionale asse del processo di insegnamento-apprendimento insegnante-alunni: il bambino, o i gruppi di bambini, sfidano se stessi, "si mettono in gioco", non di fronte all'insegnante-giudice, ma di fronte ad una attività divertente; in questo modo, anche i danni conseguenti ad un eventuale errore o fallimento sono limitati;
5. incoraggiare le interazioni tra pari: i giochi possono infine incoraggiare le interazioni di cooperazione tra i bambini, non solo la competizione tra bambini o tra gruppi di bambini. Per quanto i bambini amino i giochi competitivi, che possono in alcuni casi servire come motivazione per partecipare ed avere successo nella lezione di lingua, molti giochi possono essere usati per insegnare ai bambini la cooperazione tra pari, la collaborazione, l'importanza del supportarsi a vicenda: si vedano per esempio tutti quei giochi che richiedono la collaborazione tra i giocatori al fine di ricostruire un'informazione necessaria per arrivare alla fine del gioco.
6. sviluppare una coscienza interculturale: attraverso i giochi i bambini possono non solo venire in contatto in modo semplice e naturale con elementi culturali propri del paese o dei paesi nei quali si parla la lingua che stanno studiando, ma anche essere educati all'interculturalità e ricevere un contributo per lo sviluppo di un atteggiamento collaborativo e tollerante; per un approfondimento delle tematiche legate all'intercultura si rimanda al modulo di Balboni.
4.1.2. I GIOCHI PER L'APPRENDIMENTO DI UNA LINGUA
Metodologia ludica non significa giocare o utilizzare giocattoli in senso tradizionale, o meglio, non significa solo questo.
Vuol dire soprattutto impostare qualsiasi attività o esercizio scolastico in un'ottica ludica: solo così possono essere resi "appetibili" anche ai bambini, accettati, motivanti, per esempio esercizi ripetitivi, di fissazione del materiale linguistico proposto, o attività di tipo strutturalistico.
Sono state elaborate varie classificazioni dei giochi che hanno valenza didattica; si rimanda ai testi in bibliografia di Giovanni Freddi, che si è occupato a lungo di insegnamento precoce della lingua straniera.
Qui ne proponiamo una solo a titolo esemplificativo, al fine di sottolineare che molte delle tecniche glottodidattiche che devono far parte del bagaglio professionale di un insegnante che si occupa di lingue possono essere utilizzate in un contesto ludico.
Ecco allora che una classificazione dei giochi può essere basata sulle caratteristiche dei giochi stessi:
-giochi di movimento: fare azioni, mimare, danzare, eseguire o dare ordini;
-giochi di memoria: indovinelli, memorizzazione di poesie, filastrocche, canzoni, Memory, Kim's game;
-giochi di esercizio: catene, completamento di frasi, testi, dialoghi, storie o descrizioni;
-giochi simbolici: drammatizzazioni con burattini, maschere, simulazioni, completamento di fumetti.
Allo stesso modo, oltre al materiale che di norma fa parte del corredo scolastico, anche molti dei giocattoli e dei giochi strutturati, tradizionali possono essere utilizzati nell'ambito della metodologia ludica:
-giochi da tavolo: Gioco dell'oca, Domino, Memory, Tombola o Bingo, giochi a percorso, possono essere utilizzati e adattati all'insegnamento linguistico, oppure possono essere creati dall'insegnante o dagli allievi stessi con poca fatica e in breve tempo: in questo modo è possibile centrarli su un preciso obiettivo linguistico: un certo campo lessicale, una determinata funzione linguistica, …;
-maschere, burattini, pupazzi, abiti e stracci per travestimenti, oggetti e realia di vario genere permettono di utilizzare le diverse tecniche di drammatizzazione, simulazione, animazione;
-cruciverba, anagrammi, battaglia navale, labirinti, giochi di parole e con le parole, possono rendere vari e motivanti l'approccio e l'esercitazione con la lingua scritta: anche questo tipo di giochi sono di facile preparazione da parte dell'insegnante e sono facilmente adattabili a diversi livelli di competenza linguistica;
-mattoncini da costruzione, pongo, plastilina, materiali che permettono di manipolare, fare, costruire;
-girotondo, uomo nero, caccia al tesoro, mosca cieca, giochi con la palla: i vari giochi da fare all'aperto o in palestra, con un gruppo di compagni, seguendo regole semplici, permettono di veicolare lingua in modo naturale, autentico, in un contesto sociale di interazione tra pari;
-conte, filastrocche, canzoni, per scoprire rime e assonanze; le canzoni tradizionali, per esempio, veicolano anche aspetti culturali, ma non solo: cantare in coro permette al bambino di usare e riprodurre la lingua in una situazione di gruppo non ansiogena, inoltre le canzoni permettono di praticare una lingua rispettando la velocità d'eloquio data dal ritmo musicale in quanto spesso, soprattutto ai primi stadi, si tende a dare esempi di lingua innaturalmente rallentati, e l'uso dei ritornelli permette di ripetere e fissare in modo non noioso una struttura linguistica. Un articolo di M. P. Nicosia tratto da SELM 3/1996 sull'uso delle canzoni può essere consultato cliccando su "Canzoni ed insegnamento di una lingua straniera: aspetti comunicativi ".
|